Poi la sirena. Il tono ha durato un minuto intero e improvvisamente una magia è scesa sulle strade, sulle case, sulle persone. E' arrivata la Shabbat con il suo silenzio e la sua tranquillità. Gli odori di tante cene pian piano aleggiavano dalle finestre, i suoni dei canti uscivano dalle piccole sinagoghe, le strade e i vicoletti restavano deserti e potevano respirare. Ventiquattro ore senza autobus, con poche macchine, poca gente in giro e tanta pace.
E domenica ricominciamo.
Mi sento come se fosse in qualche fiaba. E' difficile credere che sia vera quest'ambiente, quest'intensità che pervade tutto, per bene e per male, quest'aria che opprime e che esalta.
Qui faccio una passeggiata nel rione Nahlaòt.

2 commenti:
Forse mi sono perso qualche passaggio! A Roma hai fatto le valige, adesso sei a Gerusalemme nella nuova casa. Ti sei trasferito?
Mario
Carissimo! Sì, ho subaffitato il nido romano e volato in Israele per finire il dottorato. Spero che in primavera la dissertazione si schiude...
Ma sei sicuro che c'è solo una 'g' in 'valigia'?
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