domenica, giugno 14, 2009

2 haiku

single leaf falling
one mind observing
gently
* * *
single fear arising
one heart accepting
gently

domenica, maggio 17, 2009

Brividi di liberazione

Brividi freddi in questa sera calda e appiccicosa, sulle braccia nude e dietro il collo.

Apro gli occhi e si rivela il mondo fisico: persone separate, distinte e uniche, come palle da biliardo, con i propri interessi, i propri desideri, pensieri, identità. Entità autonome che si relazionano fra di loro.

Chiudo gli occhi e li riapro. Si rivela il mondo assoluto: onde di emozioni, di idee, di materiale che attraversano l’oceano dell’esistenza. Momenti che portano momenti, un continuo di trasmissioni.

Li richiudo e li riapro. Siamo piccoli e fragili, limitati al periodo dalla nascita alla morte. Possediamo solo ciò che è fra le nostre mani e nei nostri conti correnti, e rischiamo di perdere tutto.

Li chiudo e li apro. Siamo le nostre azioni e i loro frutti per mille generazioni, catene infinite di causa ed effetto che nessuno ci può rubare. L'unica cosa che possediamo è la sempre-presente capacità di dare, di comprendere, di trasformare. Tutto ciò che siamo ci ha preceduto e tutto ciò che siamo continuerà.

Li richiudo e li riapro.
Individui, popoli, stati.

Li richiudo e li riapro.
L’eterno e l’infinito mutare del cosmo.

Li chiudo e li apro e i due mondi, il relativo e l’assoluto, coesistono. Per un attimo li posso vedere insieme come le immagini satellitari e gli schemi stradali sovrapposti su Google Earth.

La liberazione non è lasciare un mondo per l’altro. E’ la libertà di passare fra i due. Posso trasformare la catena di sofferenza solo con persone esistenti e presenti. Per non rimanere ferito dalle espressioni della sofferenza nel mondo fisico, passo al mondo eterno e ricordo che non c’è niente che mi può minacciare. E’ una libertà di scegliere l’oggetto della mia coscienza nonostante le abitudini della mente. Un dolore da accogliere o un’ispirazione che dà forza, dentro o fuori – è una scelta consapevole.

Accetto l’invito dei brividi a tornare a questo corpo e a queste emozioni. Calmando i sensi riconosco la presenza della paura e della rabbia. Che posso fare con queste onde, simultaneamente mie e non-mie?

Le posso solo accettare, con un amore simultaneamente mio e non-mio.

venerdì, maggio 08, 2009

La sciacsciùca

Se dice gente allegra dio l'aiuta
a noi c'aiuta e voi sapè perchè
'gni tanto na magnata e na bevuta
e tutto quanto er resto viè da se.
Non dovete abitare nella città eterna o nella città santa per mangiare da dio. Ecco una piccola ricetta che fa miracoli.

Gli ingredienti:
  • tanta fame
  • un po' di tempo
  • quattro pomidori
  • dos juevos
  • uno spicchio d'aglio
  • un peperoncino
  • sale
  • qualche goccia d'olio
  • una cipolla (opzionale)
  • un peperone (opzionale)
  • una/ ragazza/o carina/o appena svegliata/o dagli odori della cucina e che t'aiuta a mangiare (opzionale ma consigliata/o)
La preparazione:
  1. Guarda fuori la finestra ad ammirare la bella giornata.
  2. Chiedi a te stesso/a: "Voglio mangiare qualcosa di buono senza fare troppo fatica. Che si fa?"
  3. Ascolta la voce interiore.... "sciaaaaaacsciuuuuuuuucaaaaaaaaa..."
  4. Fai un sugo di pomodoro, peperoncino, aglio ecc. con pezzi grossi di pomodoro, controllando che non diventa troppo asciutto.
  5. Fai un buchetto nel sugo con un cucchiaio e riempilo con il primo uovo.
  6. Fai un altro buchetto nel sugo con un cucchiaio e riempilo con il secondo uovo.
  7. Lasciala cucinare sopra una fiamma bassa finché le uova non siano cotte alla tua soddisfazione.
La magnata:
  • Se possibile è consigliato mangiare direttamente dalla padella per non disturbare la sua forma artistica.
  • Lasciar posare la forchetta sul tavolo fra forchettate ti permette di godere di più l'odore, il sapore, la giornata e la compagnia.
  • La sciacsciuca può essere fatta come colazione, brunch o pranzo.
בתיאבון!

giovedì, aprile 23, 2009

Fiumi

Mo che faccio il turista a Roma mi va di scrivere un
pochetto. Bello rivedere le mie piazze preferite, bello passeggiare lungo er Tevere. E stranamente là, attraversando il fiume sul ponte inglese mi è arrivata una bellissima sensazione, qualcosa di
festivo, di famiglia, ed ero trasportato nel passato a quando andavo con i miei a trovare la nonna. Ed ecco il legame - mia nonna abitava accanto a una ramificazione del fiume Chicago, un canale usato probabilmente come fognatura e scarico. L'odore non era organico ma fortemente salato, industriale e tossico. Esattamente come il Tevere la settimana scorsa.

Quanto strano è il genere homo sapiens, con un cervello che collega in modo così forte gli stimoli sensoriali con quelli emotivi, ricordandoli e legando le due cose per tutta la vita. Anche quando, come in questo caso, il contesto sensoriale è negativo, infatti tossico. Parlandone con un'amica, lei l'ha paragonato al radice di masochismo. Gadget di pelle e lattice sono una cosa però, e fiumi tossici sono un'altra!

Anche in Israele i fiumi sono inquinati, come Nàhal Sorèq ovest di Gerusalemme. Passeggiando fra alberi in fiore e uccelli di tanti tipi è difficile credere che è pericoloso bere l'acqua.

Sappiamo tutti che l'ambiente è inquinato ma spesso è solo un'informazione, qualcosa sulla quale pensare ed avere un opinione, senza necessariamente che percepiamo il pericolo e il danno al livello corporeo. Alla fine molti di noi siamo cresciuti così, non abbiamo nessun altro ricordo delle nostre città. Può essere che ormai siamo abituati come topi in uno sperimento psicobiologico? Se rendessimo conto del ambiente in modo diverso, forse ci comporteremo diversamente?

In questo preciso istante stiamo tutti respirando l'aria intorno a noi e con ogni probabilità l'ambiente sarà ancora più inquinato nel futuro, almeno nel breve- o medio- termine. Sarebbe un peccato non apprezzare adesso l'aria e l'acqua, perché comunque sono doni e ricchezze. E abbiamo ancora l'opportunità di trovare dei spazi verdi, perché non formare nuovi legami fra stimoli sensoriali ed emotivi, entrambi positivi? Può aiutarci a riconoscere un pericolo - emotivo o ambientale - e magari anche ad evitarlo o a migliorare la situazione.

E poi qualche foto della natura israeliana...

















venerdì, marzo 20, 2009

Delle cose fuggevoli e le cose eterne

Ognuno ha tanta storia
tante facce nella memoria
tanto di tutto, tanto di gnente
le parole di tanta gente.

Tanto buio, tanto colore
tanta noia, tanto amore
tante sciocchezze, tante passioni
tanto silenzio, tante canzoni.

E' stato un giorno intenso. Nel arco di solo ventiquattro ore ho ricevuto un complimento, un sorriso, una critica, un gesto poco comprensivo, un ringraziamento, un aiuto e una lamentela. Tanti momenti, tante emozioni! A volte, le cose positive mi alleggeriscono e mi lasciano aperto e sorridente per una giornata intera. A volte, se mi toccano l'egotismo, mi appesantiscono e mi lasciano chiuso nel mio orgoglio. Le cose negative spesso mi lasciano arrabbiato, frustrato e concentrato su cose che non posso cambiare. E a volte un momento negativo mi può lasciare anche felice di avere un'opportunità di ascoltare, di regalare la pazienza e l'azione amorevole. Lo conoscete questo fenomeno?

Tutti questi momenti però, se mi lasciano gioioso o se mi lasciano frustrato, comunque mi lasciano. Il contesto del ringraziamento passa, le parole della litigata si dimenticano, l'ego si sgonfia, la rabbia si scioglie e anche il sorriso se ne va. Tanto di tutto per tanto di gnente?

Il sorriso però non è scomparso, l'avevo solamente passato a qualcun altro nello stesso modo in cui è stato passato a me. Uguale per la rabbia: qualcuno me l'ha trasmesso perché gli è stata trasmessa prima a lui (lei), e poi, senza essere consapevole di quello che faccio, la rimetto in giro con la prima persona che passa, o forse con una persona a me cara. Invece di essere effimeri le emozioni sono durevoli assai, molto di più che i contesti nei quali ci vengono trasmesse. E lo trovo stranissimo che la maggior parte dei miei pensieri sono concentrati sul contesto e non sulla trasmissione dell'emozione. Il primo si disintegra e il secondo crea una nuova catena e non potrò mai sapere dove andrà a finire.

La gioia, la rabbia, la frustrazione, l'odio, l'amore e la paura sono tutti fili lunghissimi che tessiamo ogni giorno e in ogni momento. Riceviamo un filo e lo tessiamo insieme agli altri che sono fra le nostre mani, e poi lo passiamo alle persone con cui siamo in contatto. E' bello vedere il percorso di un sorriso e i modi in cui abbiamo fatto felici gli altri, passandogli la felicità che abbiamo ricevuto. Ma è anche triste vedere il percorso della rabbia, i modi distruttivi in cui esprimiamo ciò che ci è stato trasmesso, specie verso persone a cui vogliamo bene.

Forse "sempre" è una parola troppo grande. Visto così, però, se riusciamo a tagliare quel filo della rabbia, cambiare quel altro della paura, e rafforzare quello della gratitudine, è sicuro che gli effetti dureranno per tanto. Tanti sorrisi, tanta calma, tanta stabilità e per tante generazioni. Con questo sguardo, cosa è fuggevole e cosa è eterna?
Anche tu così presente
così solo nella mia mente
tu che sempre mi amerai
tu che giuri e giuro anch'io
anche tu amore mio
così certo e così bello.

Anche tu diventerai
come un vecchio ritornello
che nessuno canta più.
Carissima Gabriella. Avevi la capacità di esprimere un'emozione al massimo e di farla sorgere nel cuore di chi ti ascolta. Suscitavi sentimenti, le amplificavi e le trasmettevi per persone che magari hanno difficoltà a riconoscerle. Mi dispiace, quindi, la tristezza e la disperazione che trovo in queste tue parole, e non posso fare altro che tessere insieme i fili preziosi che mi hai passato insieme ad altri non meno preziosi.

Il tuo amore certo e bello non è per sempre, neanche tu, neanche io e neanche la tua Roma. Le fonti della tua ispirazione però continuano a ispirare. La capacità che hai ricevuto di metterti in contatto con le emozioni continua il suo percorso, l'avevi trasmesso a tanti, e come! Accolgo la tua gioia e la faccio sentire agli altri, accetto la tua vivacità e la lascio influenzare il modo in cui approccio il mondo. Ascolto la tua tristezza, la trasformo in gratitudine e poi lascio che il nuovo filo prenda la sua strada. Così insieme diventeremo un ritornello, senza nome, che si canterà per molto tempo.

Grazie Gabriella.

sabato, gennaio 31, 2009

Dar buca alla paura

Stamattina ho trovato un passaggio alla spiaggia del Mar Morto. Ci voleva poco più di quaranta minuti e dal finestrino ho potuto ammirare le colline gialle del deserto. E' l'inverno più secco di memoria: senza neanche un giorno di pioggia vera il lago di Tiberiade si è receduto e il Mar Morto continua a morire per mancanza di flusso dal fiume giordano. Questo si sa, ma ai miei occhi era difficile distinguere fra il deserto d'inverno secco e il deserto d'inverno arido. Comunque impressionante.

Sulla spiaggia ho trovato amici vecchi e nuovi, arabi ed ebrei, qualche chitarra e un paio di darbuca (no Alessà, non mi sto riferendo a te), il sole, abbastanza vento per creare delle belle onde sulla riva del mare, e le montagne della giudea da una parte e della Giordania dall'altro. L'evento ha cominciato ieri sera, ma nelle dodici ore che ero presente abbiamo mangiato insieme humus, tehina, insalata russa e altro e bevuto thé zuccherato, ci siamo riuniti in circoli per parlare del effetto che quest'ultimo capitolo del conflitto ha avuto su di noi. Poi, forse una quindicina di noi siamo andati a fare il bagno nei sorgenti accanto al mare. Che casino! Metti un piede a provare l'acqua e affondi nel fango fino al ginocchio. E' troppo difficile toglierti e quindi, uno dopo uno, abbiamo lasciato sulla sponda la vergogna, le differenze e per alcuni anche i vestiti e siamo entrati nel fango fino alla bocca e diventati una banda di uomini e donne grigi e fangosi, ippopotami mediorientali, lanciando palle di fango, ridendo e urlando, e nel sole statue a quanto la vita è una ficata.

Nel mio circolo ci siamo chiesti perché le cose sono così brutte là, a casa, quando qui, al mar morto, sono così belle. Alla fine abbiamo invertito la domanda. Perché le cose sono così belle quando ci incontriamo così? Non abbiamo creato la pace, la pace già c'era. Anche se solo per un giorno, abbiamo smesso di inondarci di paure, di ascoltare i messaggi che ci dicono di odiare l'un l'altro. La pace non va creata, la stiamo ignorando giorno dopo giorno, concentrandoci sulle nostre paure e sulle cose negative. La rabbia, come dice il proverbio, è come essere pizzicato fino alla morte da un ape solo. La pace e la tranquillità esistono e sono disponibili, dobbiamo solo imparare a riconoscerle. Spero che anche voi in Italia potete trovare la vostra pace, che potete incontrare, post-fascisti e comunisti rifondati, cattolici e laici - forse alle terme di Saturnia - a guardarvi negli occhi, ascoltare l'un l'altro e a riconoscere quanto la vita è una ficata.

Ho lasciato la serata alle 21 dopo un circolo intorno al fuoco di accampamento accompagnato dalle canzoni in ebraico, arabo, inglese e spagnolo, preghiere ebraiche e musulmane, danze, narghilè e ancora thè. E poi, appena sulla strada per Gerusalemme, è cominciato, pian piano. Tip. Top. Tip. Top.

E' arrivata la pioggia.

mercoledì, gennaio 21, 2009

Una passeggiata notturna

Caro eucalipto,
scendo queste scale ogni giorno
e non ti vedo mai.
Il tuo tronco, forte e alto,
mi porta gli occhi con sé al cielo.
Ah. E' un momento d'intimità.
La luna ti bagna le foglie nella sua luce.
L'assorbi e la porti ad ogni tua cellula.
Ditemi, per favore:
è un appuntamento o vi siete incontrati per caso?

Cara palma, buona sera.
Sembri sola, circondata
di cemento e d'asfalto.
Sotto terra però, hai le radici
robuste quanto i tuoi rami,
accolte dalla terra
nella quale giochi con tanti esseri
e flirti con altre radici.

Caro tassista, grazie per il concerto.
Le note e il ritmo del tuo clacson
esprimono il tuo cuore,
una mancanza di parole,
e la frustrazione di questa mattina
e di decenni fa.
Sai che adesso, qui, la luna ti bagna nella sulla luce?
Che le tue gomme restano salde salde sulla terra?
E che siamo qui, tutti, ad ascoltare la voce del tuo essere?

Questa sera
non sono altro che un punto d'incontro
fra l'eucalipto, la palma e il tassista.
Ed è sufficiente.